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LA FILIERA CORTA

La filiera corta nel comparto ittico

Uno degli aspetti più penalizzanti che caratterizza il settore della pesca è quello legato alla difficoltà da parte dei pescatori di allacciare rapporti diretti con i consumatori, causa della scarsa valorizzazione delle produzioni, pertanto, della remuneratività stessa dell’attività. Tuttora, infatti, il mercato delle produzioni ittiche fresche è gestito principalmente dai commercianti all’ingrosso, passaggio dove si verifica una forte sproporzione tra il prezzo riconosciuto al pescatore ed il prezzo di vendita al consumatore finale.

Il sistema agroalimentare degli ultimi decenni è stato caratterizzato dallo sviluppo di filiere lunghe, in cui la distanza tra produttori e consumatori si è fatta sempre maggiore, con la presenza di numerosi intermediari, ciò è particolarmente evidente nel settore della pesca dove la scarsa strutturazione del settore e la polverizzazione delle imprese hanno favorito tale situazione. In generale questo tipo di assetto è stato la causa della esclusione dei piccoli produttori dal mercato ed ha impedito al consumatore il controllo sulla qualità e l’origine dei prodotti. Il perdurare di questa situazione, inoltre, ha favorito la scomparsa delle risorse territoriali, in termini di biodiversità (ridotto numero di varietà commercializzate e allevate), ma anche con l’erosione della cultura rurale, soprattutto gastronomica, dei contesti locali.

I nuovi cambiamenti del mercato, con i consumatori sempre più sensibili al tema della qualità e della sicurezza dei prodotti e la difficile competizione con il prodotto di importazione, impongono al mondo della pesca una serie di profonde trasformazioni, talvolta anche onerose, per restare competitivo. Ma dalla sfida e dal confronto con queste nuove tematiche possono svilupparsi nuove opportunità e concrete occasioni di sviluppo del mercato, in grado di sostenere positivamente, una volta consolidate, le attività di pesca.

Il corretto rapporto tra consumatore e produttore è alla base di questa nuova strategia: solo, infatti, una giusta e completa informazione sulle caratteristiche del prodotto, e su tutto il processo produttivo che si trova a monte della fase di commercializzazione, permette di differenziarlo da altri prodotti simili presenti sul banco del mercato, e valorizzarne così le qualità.

Più di recente, proprio in risposta alla tendenza dominante, alcuni produttori e consumatori hanno elaborato nuove iniziative volte ad accorciare la distanza tra loro. La filiera corta si configura come una strategia alternativa che può consentire ai produttori ittici del comparto della pesca e dell’acquacoltura di riconquistare un ruolo attivo nel sistema agro-alimentare, di cui entrano a far parte integrante, come soggetti attivi, anche i consumatori.

Si tratta di un fenomeno che ha delle implicazioni molto importanti, sia da un punto di vista economico, perché può costituire un importante sbocco per i produttori che vogliono affacciarsi sul mercato attraverso un canale commerciale alternativo, sia sociale/culturale perché si tratta di una modalità di consumo partecipata e attiva, rivolta a tutti coloro che vogliono approvvigionarsi di prodotti locali e avere un contatto diretto con le aziende che li producono.

L’obiettivo della filiera corta è quello di attivare una verticalizzazione del rapporto tra pescatori e consumatori, con ricadute positive su molteplici aspetti, quali:

  • valorizzare le produzioni ittiche incluse quelle meno conosciute,
  • contribuire all’approfondimento delle conoscenze sulle esigenze dei consumatori riguardo l’informazione sul prodotto,
  • contribuire alla creazione di un nuovo rapporto tra pescatori e consumatori, attraverso la verticalizzazione del rapporto,
  • migliorare il reddito dei pescatori,
  • contribuire allo sviluppo del mondo della pesca.
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